Immaginate di andare una sera al ristorante, voi e il vostro (o la vostra) partner. Un ristorante di quelli un po’ più sofisticati della consueta trattoria dove “mangi e bevi a sazietà da € 9,90“. Diciamo una cosa per fare un po’ di scena, quasi un Suppakitchen.

Ordinate un piatto piuttosto particolare, uno di quelli non molto consueti, sicuramente qualcosa che non cucinereste mai da soli e, dopo una ventina di minuti, ecco apparire sulla vostra tavola. Lo mangiate, siete contenti, dopo cena tornata a casa.

Ecco, questa è una metafora di trackFinger.

Voi e la vostra compagna (con il vostro compagno, siete più utenti finali, utenti che non vedranno mai trackFinger. Il ristorante è il prodotto, ma non è trackFinger. TrackFinger è essenzialmente una pentola molto particolare, una pentola che serve espressamente a cucinare quel piatto e, al cuoco, consente di risparmiare il 75% del tempo nella preparazione della pietanza. E di prepararla il modo più mirato, delicato, cosa che non potrebbe fare senza quella pentola.

Ecco, credo che questa sia la metafora che meglio rende l’idea su cosa è trackFinger perché produce video, anzi no, più specificatamente per chi si occupa di effetti speciali digitali.

Ho usato questo paragone nell’ultima puntata di Apple Horizon, un podcast a cui partecipo da qualche settimana. Nell’ultima puntata sono stato direttamente intervistato da Paolo Sammartino, che conduce e gestisce il podcast, ed è stata una chiacchierata piuttosto interessante.

Non si è trattato, sia ben chiaro, di pubblicità: non è mia intenzione farlo in questo modo e, soprattutto, l’Italia non è un mercato che mi interessa. Abbiamo parlato, invece, di digital marketing e di comunicazione, di sviluppo e di strategia, per cui anche se non siete per niente interessati ad una pentola, potreste anche dagli un’ascoltata, perché potreste trovare degli spunti che potrebbero stuzzicare il vostro interesse.

Trovate la puntata qui. Buon ascolto.